Camilla o torta alle carote, questo è uno dei classici di sempre, perfetto per colazione o merenda. Ottimo per accompagnare una tazza di tè. Vi lascio qui la mia versione e vi aspetto nei commenti.
Per una tortiera da 24 cm:
300 g di carote grattugiate 2 uova medie 200 g di zucchero semolato 300 g di farina 00 100 g di farina di mandorle 20 g di cocco rapè (farina di cocco) 1 bustina di lievito vanigliato per dolci 125 g di burro 150 ml di latte Scorza d’arancia (la quantità di un cucchiaino) 1 pizzico di sale
Separate gli albumi dai tuorli, lavorate i tuorli con lo zucchero e aggiungete il latte. Un po’ per volta versate la farina 00, la farina di mandorle e quella di cocco, il lievito la scorza d’arancia e in ultimo il burro fuso e un pizzico di sale. In ultimo, unite gli albumi montati a neve, usando la Marisa (o leccapentole) e facendo movimenti dal basso verso l’alto.
Infornate in forno preriscaldato statico a 180° per 45 minuti circa.
1 rotolo di sfoglia pronta Gocce di cioccolato (a piacere) 2 cucchiai di ricotta 1 cucchiaio scarso di zucchero Zucchero a velo
Andate un po’ a sentimento con le dosi, questa non è certo alta pasticceria, ma salva sempre!
Mescolate la ricotta allo zucchero e stendetela sulla sfoglia, create le rotelle usando una lenza o un filo interdentale (ve lo mostro in un uno dei mie reel), disponete sulla teglia e aggiungete le gocce di cioccolato. Infornate per circa 15/20 minuti a 180°. Spolverizzate di zucchero a velo e servite in tavola!
Riprendo in mano gli appunti di viaggio e son pronta per raccontarvi questi bellissimi 15 giorni in Sardegna, da turista nella mia terra.
Perché non fare un viaggio altrove, ma decidere di rimanere a casa? Perché spesso ci troviamo a lavorare in estate, abbiamo poco tempo a disposizione per godere delle bellezze della nostra regione e il turista in vacanza, è più informato di noi! Perciò ci siamo detti, che era arrivato il momento di andare alla scoperta di quei luoghi che ancora non conoscevamo o che prima avevamo toccato troppo velocemente.
Abbiamo noleggiato un camper con la compagnia Autonoleggi Demontis (vi invito a visitare il profilo IG @dicamper) che noleggia auto e altri mezzi, in tutti gli aeroporti sardi, Olbia, Cagliari, Alghero, ma anche a Sassari. Il noleggio è stato super economico vista la bassa stagione e la scelta del mezzo perfetta.
Partiti da Olbia, abbiamo scelto come prima tappa tecnica La Caletta, avendo ritirato il camper in serata, non volevamo percorrere da subito troppi km al buio. Il giorno successivo siamo partiti per Villagrande Strisaili, un borgo di montagna, che offre un meraviglioso scorcio sul mare. Questa destinazione è stata dettata dal palato, perché sapevamo che per quelle date era in corso una Cortes Apertas di Natale. Le botteghe, le case e tutta la città, si adoperano per mettere in scena antichi mestieri, la preparazione di piatti locali, tipicità o semplicemente la vendita di prodotti a km zero. Se passate di qui, da non perdere il prosciutto crudo di Villagrande Strisaili, Sas Thippulas un mix di semola, guanciale, formaggio fresco, menta e acqua, cucinato sulla pietra e Sa simbula il pane votivo, ricamato con gesti antichi, da mani sapienti.
Lasciamo Villagrande e trascorriamo una notte tra Tortolì e Arbatax, al mattino passeggiata agli Scoglius Orrobius (le famose rocce rosse). Godetevi una passeggiata a Tortolì, ha un centro davvero carino! Sulla strada incontriamo la Torre di Barì del 1572, una delle numerosissime torri spagnole che sorgono sulle coste di tutta l’isola e che furono costruite in difesa della regione. Sono oltre 70, hanno forme in alcuni casi quadrate in altri cilindriche.
Tappa a Muravera e pranzo presso il ristorante Su Nuraxi – ricordate che le x in mezzo alla parola si leggono “sci” 😉 – e via a dormire sotto la Torre Salinas del 1650, che tramite un collegamento visivo con la Torre dei Dieci Cavalli e quella di Capo Ferrato, avvertiva la popolazione dei pericoli provenienti dal mare.
Si riparte alla volta di Villasimius, rimaniamo sulla costa sud orientale dell’isola, bellissima e già abbastanza famosa. Proseguiamo, saltiamo Cagliari e trascorriamo la notte vicino alla Zona Archeologica di Nora, una vera e propria cittadella di epoca fenicio/punica in cui sono stati rinvenuti i resti di un Teatro, delle Terme, di un Porto per lo scambio delle merci, di abitazioni e botteghe artigiane e di una necropoli con 40 tombe. Per visitarla potrete acquistare un biglietto e fare un ingresso con o senza guida o addirittura scarica Nora App su Google Play.
Ci rimettiamo alla guida e incontriamo la bellissima spiaggia di Chia, che merita di certo una passeggiata e qualche scatto. Arriviamo a sull’isola di Sant’Antioco e non appena attraversiamo il ponte che sorge sulle rovine di un ponte romano, che la collega alla terra ferma, ci sentiamo più a casa che mai (essendo dell’Isola di La Maddalena, al capo opposto della Sardegna, abbiamo avvertito subito quel senso di casa, di chi vive nell’isola dell’isola).
Visitare Sant’Antioco è doveroso ed è altrettanto doveroso visitare Calasetta il piccolo paesino che c’è dall’altra parte dell’isola di Sant’Antioco. Altrettanto doveroso è fare un salto sulla costa dell’isola dalla quale si scorge il famoso Faro Mangiabarche. Il nome non è casuale, sotto il faro sorge un’insidiosa secca a pelo d’acqua, che regala meravigliosi scenari in caso di vento forte.
Da Calasetta (o da Portoscuso per chi arriva da terra) ci si imbarca per l’Isola di San Pietro e il paesino di Carloforte, una chicca che ha una storia davvero unica. Qui si parla il Tabarchino, sì perché l’origine di Carloforte e in realtà anche della dirimpettaia Calasetta, la si deve a un nutrito gruppo di pescatori e marinai genovesi che da Nervi giunsero sull’Isola di Tabarka in Tunisia per pescare e raccogliere corallo. Dopo alcuni problemi con le autorità tunisine e in un periodo in cui cominciava a scarseggiare il lavoro, decisero di attraversare il mare verso nord e raggiungere la Sardegna. Trovarono l’isola di San Pietro, un territorio pressoché disabitato che per concessione di Re Carlo Emanuele III di Savoia, poterono occupare a partire dal 1738. Da non perdere: la passeggiata nel centro storico, il Faro di Capo Sandalo, il ristorante A Galaia, il Cous Cous e il pasticcio Carlofortino, insieme alle specialità a base di tonno, i canestrelli e una chiacchierata con la gente del posto!
Nonostante Sant’Antioco sia stato così bello da tenerci lì 4 giorni, il viaggio continua ed è il momento di risalire per la costa sud occidentale dell’isola. Il paesaggio è meraviglioso e decidiamo di goderci il tramonto davanti al bellissimo scoglio di Pan di Zucchero e di trascorrere la notte nell’area camper di Buggerru, davanti alla spiaggia (raccomandatissima, perché economica e attrezzata). Siamo nel cuore dell’area mineraria, qui le tante miniere di carbone ormai dismesse, sono oggi un attrazione turistica e tra tutte il maestoso ingresso di Porto Flavia, che però potrete fotografare dal mare, ma accedervi via terra con visite guidate.
Risaliamo per Iglesias, a dir poco incantevole, facciamo una passeggiata nella zona di Marceddì con il suo borgo di pescatori e la Torre Vecchia, passiamo per la bellissima e signorile Oristano, per Arborea e risaliamo per Bosa. Gli occhi si riempiono di bellezza, è proprio vero che la Sardegna non è solo mare!
Lasciamo Bosa e facciamo tappa alle Terme di San Saturnino a Benetutti. Il nostro viaggio termina qui con un bagno caldo nel cuore della campagna il 5 di gennaio, con un gregge di pecore che pascola a poca distanza da noi. Da sapere: qui c’è un centro termale vero e proprio le Terme Aurora e a poca distanza 2 vasche libere nel mezzo del verde. Non sono indicate, le trovate grazie a Maps. Abbiate cura e rispetto di questo posto, siate buoni con la natura, godetene il giusto e lasciate spazio a tutti. Da non perdere assolutamente, il ristorante Su Anzu che offre un menù di terra e di mare, ma anche ottime pizze. Da non perdere la tartare di manzo e i salumi locali. Davvero 10 e lode!