Eataly Milano

Intanto che metto a punto nuove date per il 2020 (date un’occhiata al calendario) vi racconto brevemente com’è andata da Eataly a Milano, sabato scorso.

Mescolate bene tanta emozione – del resto stiamo parlando di Eataly! – aggiungete un gruppo più numeroso del solito, una cucina bellissima e super accessoriata che sembrava un acquario all’interno del quale ogni passante buttava l’occhio e guarnite con un microfono che non è esattamente sinonimo di agio e tranquillità, almeno per me.
Nonostante luci, riflettori, specchi e microfoni, direi che tutto è andato per il meglio.

Ho lavorato con un gruppo simpaticissimo di persone provenienti un po’ da tutta Italia, che si sono cimentate nella famosa chiusura dei culurgiones, sa spighitta, mettendo alla prova pazienza e manualità.

Grazie di cuore allo Staff di Eataly per l’accoglienza e il supporto (anche tecnico) e grazie a tutti i partecipanti al workshop.
Credo che ci rivedremo presto!

 

Cooking class in London

E dopo un’acrobatica conclusione di viaggio, dopo un volo cancellato, un taxi prenotato in tempi record, una sveglia alle 3.30 del mattino, una volpe che attraversa la strada in pieno centro abitato, uno smontaggio bagaglio ai controlli – nemmeno avessi un carico d’armi – una tratta schiacciata all’ultimo posto dell’aereo come una vera sardina… dopo tutto posso sedermi alla mia scrivania e raccontare un po’ la mia cooking class a Londra.

Londra è una città bellissima, capace di accogliere davvero centinaia di etnie, nazionalità e culture in un mix davvero ben riuscito.
A questo giro non ero ospite di una famiglia, ma ho semplicemente organizzato la lezione in tutta autonomia: voli, appartamento e ovviamente una cucina in cui tenere la lezione.

Un laboratorio di una pasticceria all’ingrosso, nel quartiere di Broadway Market.
Il gruppo anche questa volta era un melting pot: Australiani, Americani, Turchi e Italiani. Tutti riuniti a Londra per un workshop di cucina sarda.

Abbiamo impastato, dato forma ai malloreddus, riempito le Seadas, condito, fritto e ricoperto di miele.
Lo stupore di fronte ad una salsa di pomodoro così semplice e così gustosa è sempre lo stesso: “come fate voi italiani a cucinare così bene?”.

Ultimo non ultimo, raccontare la tradizione della propria terra, in un’altra lingua e con persone in parte sconosciute e provenienti da altri continenti ha sempre il suo perché e lascia sempre una buona dose di piacere e di orgoglio.

Thanks a lot to everyone for this great experience!

Le perle di Napoleone e la sua margarina

Ho comprato proprio pochi giorni fa il mio amato olio di cocco, che come già saprete ha infinite proprietà sia in campo alimentare, sia in campo cosmetico.
Confesso di preferire, in cucina, l’uso di grassi per così dire “più mediterranei” come olio d’oliva e burro, ma uso l’olio di cocco sopratutto nella preparazione di alcuni dolci. Per il resto, è davvero ottimo come maschera idratante per il viso, olio per pelle e capelli, se vi si aggiunge lo zucchero di canna diventa uno scrub, insomma gli usi sono tantissimi! Inoltre, viene confezionato in barattoli di vetro, niente plastica (come accade per altre creme e maschere idratanti).

Ma i grassi più comuni nelle nostre cucine sono probabilmente l’olio, lo strutto, il burro e la margarina e visto che da poco mi è stato chiesto se fosse possibile sostituire, nella preparazione di alcuni frollini, il burro con la margarina ecco la mia risposta.

La margarina è nata come sostituto del burro, quando Napoleone Bonaparte chiese a un chimico di creare un qualcosa di simile al burro (anche in aspetto) ma che fosse più resisteste e non irrancidisse.
Il risultato ottenuto dopo aver idrogenato oli vegetali, sono state piccole sfere simili a perle che in greco si chiamano margarin e da qui il termine di margarina. Queste sfere opportunamente rielaborate sono diventate un panetto, molto simile al burro.

Ma non me ne vogliano i vegani se dico che la margarina non può essere un buon sostituto del burro. Nell’alta pasticceria si usa sempre il burro.
Tralasciando questioni di gusto e ragioni organolettiche: il burro ha un punto di fusione di poco inferiore a quello della temperatura del nostro corpo, perciò se ingeriamo un biscotto fatto con il burro, la prima sensazione sarà quella di pienezza e appagamento, tutti gli ingredienti e gli aromi si diffonderanno nella nostra bocca.
La margarina ha un punto di fusione più alto, perciò non si scioglie immediatamente in bocca e questo non ci fa percepire gli aromi pienamente e quando arriva nello stomaco non si è ancora sciolta, perciò è possibile che si attaccherà alle pareti mettendo a dura prova i nostri succhi gastrici.

Inoltre non fa differenza alla nostra dieta, perché 1 g di burro equivale esattamente a 9 calorie e lo stesso vale per la margarina.

Insomma, per un prodotto di qualità, non ci sono sostituti!