Maple cinnamon rolls

Ricordo di aver mangiato questo dolce per la prima volta ad Amsterdam e di averlo ritrovato anche a Budapest, nella versione al cioccolato voi mi direte: ma non è un dolce inglese?
Si lo è, più o meno.

Le origini dei Cinnamon Rolls o Kanelbulle, sono una diatriba: Svezia, Inghilterra, Germania, Olanda, Danimarca e Ungheria si contendono lo scettro di ideatori di queste rose di impasto lievitato non dolce, che avvolgono una crema di cannella.
Ho deciso di rifarle, facendo qualche piccola, personale modifica alle ricette incontrate e questo è il risultato:

185 ml di latte
14 g di lievito di birra fresco (7 g quello secco)
2 cucchiai di sciroppo d’acero
1 cucchiaio di olio di cocco
150 g di farina integrale
160 g di farina 00
1 cucchiaio di cannella in polvere
Impastare e lasciare lievitare per 1 ora.

Frullare:
1 banana
4 datteri grandi
1 cucchiaino di cannella
1 cucchiaio di burro di arachidi
2 cucchiai di sciroppo d’acero
Dopo la lievitazione, stendere l’impasto, spalmare la crema, avvolgere e tagliare delle girelle da disporre in una teglia con carta forno.
Lasciar riposare ancora per 25 minuti in forno spento (lasciando dentro un pentolino di acqua che mantenga l’umidità).

Per completare:
50 g di zucchero e 1 cucchiaio di latte da mettere sul fuoco per realizzare uno sciroppo bianco da versare sopra a fine cottura.

Infornare a 180° per 30 min tenendo dentro il pentolino d’acqua.

Servirli appena caldi accompagnati da un italianissimo cappuccino, vi garantirà un risveglio da campioni!

Viva La España e le Panadas

L’influenza spagnola nella cucina sarda è indiscutibile e di certo le Panadas ne sono la dimostrazione.
Questo pane farcito era già diffuso in epoca romana in tutta la penisola iberica.
Successivamente i conquistadores lo hanno portato nei loro viaggi e con loro è sbarcato in tutte le terre conquistate.

Oggi le Empanadas più famose sono quelle Argentine e in generale quelle provenienti da tutto il Sud America, spesso sono fritte e il ripieno è a base di carne.
In Sardegna invece le chiamiamo Panadas e per l’appunto sono un lascito di quasi 400 anni del Reino de España; le nostre sono praticamente identiche o molto simili alla versione diffusa sulle isole Baleari.

Per tradizione si farciscono con piselli e agnello o con anguille e patate, sopratutto nelle località vicine ai laghi.

Per il ripieno:
300 g di agnello tagliato a pezzetti
piselli a piacere
cipolla (il tanto che basta per un soffritto)
pomodori secchi
olio, sale, pepe

Per la pasta violata

200 g di semola di grano duro rimacinata o farina 00
40 g di strutto
Acqua tiepida
1 pizzico di sale

Sbollentate i piselli e metteteli in una padella, dove prima avrete fatto soffriggere appena olio e cipolla. Lasciateli cuocere 10 minuti e fateli raffreddare bene.
Impastate la farina con lo strutto e un pizzico di sale e aggiungete l’acqua poco per volta. Ricordate che la pasta violata necessita di una bella lavorazione e una buona dose di forza.
Dopo aver preparato la pasta tirate una sfoglia (magari lasciatevi aiutare da una macchina per la pasta) e tagliate dei dischi di due misure, 8 cm e 10 cm.
Riponete al centro del disco più grande i piselli, l’agnello crudo e un pizzico di sale, sovrapponete il disco piccolo e cominciate a chiudere il vostro involucro unendolo a quello più grande.
Con indice e pollice, attorcigliate il bordo, cercando di creare una vera e propria corda.
Mettete in forno statico a 180° per 20/30 minuti circa.

Un consiglio? Sono un’ottima idea svuota frigo. Non sarà proprio una versione tradizionale, ma potete farcirle come preferite e servirle come antipasto, aperitivo o finger food.

Malloreddus o Chiusoni?


Be’ dipende in che parte della Sardegna tu abbia fatto le vacanze o da quale parte della Sardegna tu provenga, ma quelli che il resto degli italiani chiamano gnocchetti sardi qui li chiamiamo Malloreddus, Chiusoni, Ciusoni e Maccarones de Ungia.
Si fanno col pollice, sempre, ma si usano attrezzi differenti: antichi cesti di canne e asfodelo, tavolette di legno rigate e come nel caso dei Chiusoni, il retro di una grattugia.

Per i sardi, non c’è pasta che unisce più di questa!

La ricetta è semplicissima (per 4 persone):
400 g di semola/semolato di grano duro rimacinato
Acqua tiepida (circa la metà del peso della farina)
1 pizzico di sale .
In Sardegna non usiamo pasta all’uovo e il grano duro tende a mantenere bene la cottura perciò il mio consiglio è quello di scavarli bene, per permettere una cottura corretta (non fatemi gli gnocchi di patate.. quelli sono un’altra cosa!).

Il condimento per tradizione è un sugo di pomodoro e salsiccia fresca o pasta di salsiccia (nel Campidano, si aggiungono anche zafferano e finocchietto).
Il piatto si può completare con un po’ di pecorino sardo e Totus a mandigare!