I dolci di ricotta della nonna

Non so bene perché, ma ogni volta che qualcuno assaggia le Casadinas – che in Sardegna chiamiamo anche Casciatine, Pardulas ecc.  e in italiano tentiamo vanamente di tradurre con Formaggelle – si ricorda immediatamente i dolci della nonna.

Questa cosa è successa anche nell’ultimo bellissimo workshop a 4 mani organizzato a Milano con Barbara Fontanel @lapanificatricefolle, dove la tradizione di più regioni si è amalgamata alla perfezione.

Le Casadinas non sono altro che cestini di pasta violata o violada, una pasta a base di farina o semola, strutto e acqua, alla quale si aggiunge zucchero per le preparazioni dolci o sale per quelle salate.
Può essere cotta al forno come in questo caso o fritta come nel caso delle seadas, delle origliettas o di altri dolci tipici dell’Isola.

La farcia è proprio ciò che ricorda i dolci della nonna, quelli a base di ricotta, zucchero, vaniglia, agrumi e uvetta e praticamente diffusi in tutto lo stivale. In Sardegna, le Casadinas sono il dolce della Pasqua.

La ricetta per circa 60/70 pezzi:

Farcia 

1 fuscella di ricotta vaccina (di solito pesa tra 1200 e 1400 g)
200 g di zucchero bianco
la scorza grattugiata di 1 limone e 1 arancio
1 baccello di vaniglia
1 cucchiaino pieno di lievito per dolci
uva sultanina a piacere

Pasta violata

1 kg di farina 00
100 g di zucchero bianco
200 g di strutto
acqua tiepida quanto basta

Partite dalla pasta violada così da lasciarla riposare qualche minuto intanto che preparerete la farcia in seguito. Su un piano di lavoro disponete la farina 00 e lo zucchero, aggiungete lo strutto (io preferisco lavorarlo a freddo senza scioglierlo in pentola) e aggiungete l’acqua solo alla fine, finché non otterrete un impasto non troppo umido, liscio ed elastico.

La pasta violata ha bisogno di una bella lavorazione e una buona dose di forza.

Ora è il momento della farcia. In una terrina ampia e capiente, lavorate la ricotta per ammorbidirla (dopo averla colata). Aggiunte gli altri ingredienti e lavorate insieme.

Tirate una sfoglia (potete farvi aiutare da una macchina per la pasta) e tagliate dei dischi con un coppa pasta da 8-10 cm.

Riponete al centro dei dischi un generoso cucchiaio di ripieno e infine pizzicate la pasta ai bordi fino a creare un cestino con le punte.

Mettete in forno statico a 180° per 20/25 minuti circa.

Vi accorgerete che la cottura sarà ultimata dalla doratura della ricotta, mentre la pasta violata se cotta in forno manterrà un colorito abbastanza pallido.

Qualche curiosità
– questa è la mia ricetta, tramandata dalle nonne. Potete sostituire la farina 00 con la semola o il semolato di grano duro rimacinati.
– il lievito nella ricotta serve per far gonfiare in cottura la farcia che poi tenderà a sistemarsi all’interno del cestino.
– le Casadinas si fanno anche con formaggi freschi vaccini a pasta dura e nel caso delle Pardule, più diffuse nel sud dell’isola, si aggiunge lo zafferano e la quantità di lievito è decisamente superiore.

Quando si lavora insieme

E ci risiamo! Fai l’inventario di ciò che devi portare, degli ingredienti e delle quantità, prenota un treno andata e ritorno, metti tutto in valigia, saluta il cane che ti guarda con aria perplessa perché secondo me anche lui comincia a capire che non è normale viaggiare con una macchina della pasta in valigia e via, si parte.

Destinazione Padova, dove ad accogliermi c’è Claudia – la trovate come @cookdigusto – che ha una casa bellissima e che ti mette subito a tuo agio.
Cominciamo a spadellare, lei apre il corso con i suoi deliziosi bignè di formaggio, il suo hummus di ceci e chips di cavolo nero e combiniamo insieme un classico della cucina sarda: ricotta e miele.

A me tocca la pasta fresca e visto che i culurgiones sono il piatto più richiesto, decido di farli verdi, così per cambiare un po’. E poi ci sono i Coriccheddos, dolci di rara bellezza della più antica tradizione sarda.

Il risultato è un pranzo speciale, con persone appena conosciute e davvero piacevoli.

Grazie Claudia e grazie ancora a tutte le partecipanti!

 

Eataly Milano Parte II

Buona la prima… e anche la seconda!
Sveglia presto, è domenica mattina, porto fuori il cane in una Milano insolitamente silenziosa. Mi godo quella piccola dose di silenzio e quel breve momento di tranquillità prima di mettere in spalla lo zaino e dirigermi verso Piazza XXV Aprile.

Il caffè l’ho già preso a casa, ma forse è il caso che ne prenda un altro!
Arrivano le due ragazze che mi aiuteranno durante il workshop, sistemiamo la cucina, le tavole di legno su cui ognuno dovrà lavorare la pasta e ci siamo.

Arrivano! Presentazioni, sorrisi e si comincia.
Un gruppo divertente e variegato, con tanta voglia di imparare, sbagliare, riprovare, condividere e trascorrere insieme una domenica insolita.

E alla fine? Una lunga tavolata, il doveroso assaggio finale, i saluti, le strette di mano e gli arrivederci a presto.

Grazie ancora ad Eataly Milano per questa (seconda) bellissima esperienza e al suo staff come sempre disponibile.
Ci vediamo ancora il 7 marzo 2020 per una nuova full immersion nella cucina sarda.