5 minuti

Tempo di lavoro senza sosta, tempo di riflessioni e di ragionamenti che guardano oltre la stagione estiva.

Ho la testa sempre accesa, costruisco ragionamenti che poi smonto e rimonto a piccoli pezzi.

Il mio calendario personale è davvero scandito dalle stagioni: da Aprile a Ottobre lavoro al Turismo Rurale Lu Salconi (in Sardegna) e da Novembre a Marzo la vita e il cuore mi portano a Milano dove lavoro come cuoca freelance, organizzando corsi di cucina privati e non, collaborando all’occasione con Eataly e con altre scuole di cucina.

Ora, ho bisogno del tuo aiuto per mettere in piedi il calendario dei prossimi corsi per la collezione autunno/inverno (sarà che a forza di stare a Milano mi sento più modaiola!).

Ti chiedo 5 minuti del tuo tempo per rispondere ad alcune domande, che tu abbia partecipato o no ad uno dei miei corsi.
Mi sarà di grande aiuto, perciò grazie!

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Seadas e bontà

Che la Seadas o Sebada sia il dolce istituzionale della Sardegna, è cosa risaputa.

Le varianti sono mille, cambia la farina, il formaggio, il modo di tagliare il formaggio, cambia il miele e cambiano gli agrumi. C’è chi mette solo la scorza del limone e chi invece anche quella dell’arancio, chi usa miele millefiori, chi miele di corbezzolo.
Nonostante questo, il risultato è sempre lo stesso… buonissimo!

La Seadas, nasce come piatto salato, un grande raviolo che a volte presentava anche del prezzemolo, capace di saziare pance affamate al termine di una dura giornata di lavoro.
Oggi la versione più diffusa è quella dolce e questa è la mia ricetta. E voi come la fate la Seadas?

La mia ricetta per circa 15 Seadas.

Per l’impasto:
500 g di farina 00
100 g di strutto
50 g di zucchero
Acqua tiepida qb

Per il ripieno:
250 g di formaggio a pasta filata (zucchetta sarda o scamorza dolce)
1 cucchiaino di zucchero
Scorza di 1 limone

Olio di arachidi per friggere
Miele per ultimare

Per l’impasto partite sempre incorporando per prima cosa lo strutto (a freddo) e poi l’acqua, fino ad ottenere un impasto resistente e compatto.
Questa preparazione si chiama pasta violada o violata e va lavorata molto bene e con forza.
Il formaggio per il ripieno, tagliatelo a fette piccole e anche imperfette, l’importante è che siano sottili.
Mettetele da parte e in un altro piatto mescolate la scorza di limone grattugiata e lo zucchero, così da ottenere una sorta di granella. Create il vostro raviolo (grande almeno 10 x 10 cm), fate uscire bene l’aria e lasciate abbondante spazio tra la farcia e il bordo.

Per la frittura, scrivetemi in privato e vi svelerò la giusta tecnica per friggere correttamente questo dolce.

Taralli e ricordi

Ah i taralli… mi ricordano i tempi dell’università a Rimini; lunghe tavolate di amici che arrivavano da ogni regione d’Italia.
Ci si metteva d’accordo per decidere in quale casa cenare e via, che partiva la macchina organizzativa:
“Io porto il pecorino sardo e la salsiccia, dovrei avere anche una bottiglia di Cannonau!”
“Valentina ha detto che porta il Taleggio da Bergamo e Michela le mozzarelle da Salerno!”
“Guarda che a Ornella è arrivato il pacco dalla Sicilia”
“Vale, ma ti è arrivato il pacco da giù?””Si c’era la soppressata, le olive nere, le melanzane e le zucchine sott’olio e poi la mega crostata di mia madre!”
“Enrico ha detto che portava il pane alle noci della mamma.”
“Raga, ma Luciano, Mimmo, Pasquale, Fra & Co. hanno taralli pugliesi, le friselle lucane, i friarielli da Benevento, ma non sarà troppo?”
“No vabbè, ma siamo circa 30!””E per le sedie come facciamo?””Le portiamo da casa!”.
“Me’ vedi che Margie ha detto che dobbiamo fare anche i panzerotti!”

Questo accadeva più o meno tutte le settimane e questi sono solo alcuni ricordi che mi restano di un periodo bellissimo, dove mi sono costruita una famiglia “poliglotta e polifonica”.
Un gruppo allargato che resiste nel tempo, con nuovi lavori e nuove case, nuove famiglie e nuovi partner, ma nonostante questo sembra sempre di avere fratelli e sorelle sparsi per il mondo.

Questa è la ricetta dei taralli di Valentina, calabrese di nascita e pugliese d’adozione:

500 g di farina 00
130 g di olio extravergine d’oliva
150 g di vino bianco
14 g di sale
e per chi vuole, 25 g di semi di finocchietto

Impastare il tutto e lasciar riposare per 30 minuti.
Formare i taralli e farli bollire in acqua, appena pronti, saliranno a galla e a quel punto scolarli con una schiumarola e metterli ad asciugare su di un canovaccio per almeno 1 ora.
Una volta che sono ben asciutti, infornare a 180° per 25 minuti.