Pane integrale ai semi e fiocchi d’avena (senza lievito)


Ormai è noto che ho un debole per il pane irlandese. Mi ricorda il periodo trascorso lì, mi ricorda le zuppe del giorno e in generale mi salva sempre perché è super veloce.

Pane integrale ai semi e fiocchi d’avena:

200 g di Semolato di grano duro rimacinato
200 g di farina integrale
80 g di fiocchi d’avena
20 g di semi misti (lino, zucca, papavero, sesamo ecc)
375 ml di latte intero
1 vasetto di yogurt bianco naturale (125 g)
mezzo cucchiaino di bicarbonato
1 cucchiaino raso di sale

Ricordate che dovrete ottenere una consistenza più morbida di un pane classico e più dura di una ciambella, perciò il consiglio è quello di lavorarla con un cucchiaio, in un’ampia terrina, facendo movimenti dal basso verso l’alto.

Mescolate gli ingredienti, usando l’ordine in cui ve li ho elencati.
Versate il composto in una teglia da plumcake rivestita di carta forno e infornate a 180° per 30 minuti, successivamente estraete il pane dalla teglia e rimettetelo in forno per ancora 10/15 minuti senza teglia, solo nella carta forno.

Panini ai semi senza lievitazione


Che ne dite di portare in tavola dei panini velocissimi, da mettere in forno direttamente, senza lievitazione e di grande effetto?

Io mi sono lasciata ispirare da una ricetta di Cucina Naturale e questo è il risultato:

70 g di farina 00 (la ricetta originale è gluten free e ne prevede 50 di farina di riso e 20g di farina di ceci)
1 cucchiaino raso di bicarbonato
3 cucchiai di olio evo (4 per la ricetta originale)
1 patata lessa schiacciata bene
40 g di yogurt (o di latte)
1 pizzico di sale
Semi misti a piacere (lino, sesamo, zucca, papavero ecc)
Mezzo cucchiaio di fiocchi di avena (che ho aggiunto io)
.
Impastare bene con un cucchiaio, creare delle palline un po’ schiacciate e disporre su teglia con carta forno spennellata di olio.
Incidere una croce sulla superficie e aggiungere qualche semino.
Infornare a 180° per 20 minuti.

Se li servite tiepidi, saranno perfetti!

Cascà di Carloforte

Quanto mi affascina la storia di questo piatto? Molto!
Sarà che da isolana sono attratta da storie di mare, di isole che subiscono mille contaminazioni, da tradizioni che si mescolano per restituire risultati eccellenti.

La storia di questo Cous cous Tabarkino arriva da lontano, arriva dal mare insieme ai suoi marinai liguri che dopo aver colonizzato Tabarka (in Tunisia) nel 1550 circa per ragioni legate al mercato del corallo, si sono trasferiti per lo stesso motivo, sull’Isola deserta di San Pietro intorno al 1738, grazie al benestare del Re di Sardegna Carlo Emanuele III di Savoia e lì hanno costruito la città di Carloforte, sull’isola di San Pietro.
Oggi gli abitanti parlano il Tabarkino e conservano intatte tradizioni, usanze e piatti che sono un mix perfetto di Liguria, Sardegna e Tunisia.

La mia ricetta del Cascà ve la presento in una terrina di vetro che altro non è che l’oblò di una vecchia lavatrice e su tovagliette ricavate da logore carte nautiche, perché questa è la mia cucina!

Ingredienti 2 persone
200 g di Cous cous (vi consiglio quello in scatola pronto per la cottura se non intendete farlo voi)
240 g di ceci cotti a vapore o se secchi tenuti in acqua per 12 ore e poi cotti in pentola a
pressione per 10 minuti
100 g di piselli
1 o 2 carote
1 o 2 zucchine 
Verza
Aglio
Cipolla
finocchietto selvatico o rosmarino
Spezie: cannella, anice stellato, chiodi di garofano, coriandolo, maggiorana, pepe nero
olio evo, sale

Si cuoce tutto separatamente: in una pentola i ceci con uno spicchio di aglio e un rametto di finocchietto selvatico e/o rosmarino, in un’altra il cous cous a vapore, in un’altra ancora cipolla, verza, carote e le varie spezie, in un’altra ancora cipolle, piselli e zucchine (per le varie cotture potete scrivermi, sarò felice di condividere con voi qualche trucchetto).

Infine si unisce il tutto disponendolo a strati in una terrina ampia e non troppo profonda: cous cous, verdure, ceci e qualche foglia di maggiorana e ancora, cous cous, verdure, ceci e qualche foglia di maggiorana.
Coprite e lasciate riposare un’oretta.. servitelo non troppo caldo o freddo se preferite.

Questo piatto segue la stagionalità e quella che era la disponibilità di ingredienti del momento, aggiungendo all’occasione, carne o pesce. 
Ciò che non manca mai, sono ceci, finocchietto selvatico, cannella e maggiorana.