Frolla e castagne

Niente, fino all’ultimo istante ho tentato con tutte le mie forze di oppormi a quel cappotto che mi chiamava a se e a quegli stivali che mi pregavano di essere indossati, viste le temperature milanesi, ma ahimé ho ceduto e ora anche io sono coperta più che mai!

Lo scorso anno di questo periodo facevamo bellissime passeggiate in quel di Pistoia e ora la mente mi rimanda al ricordo di una visita in un mulino a pietra per la macina delle castagne.
Omaggiata di un sacchetto di quella preziosa farina, l’ho utilizzata per realizzare cose buonissime, dolci e salate.
Riaffiorati alla mente questi piacevolissimi ricordi, ho deciso di rimettermi all’opera e di scaldare la serata sul divano con la fragranza di questi frollini alla farina di castagne con granella di mandorle.

La ricetta eccola qua:

250 g di farina di castagne
200 g di burro
1 uovo intero
100 g di zucchero di canna integrale
granella di mandorle

Ammorbidire il burro mescolandolo con l’uovo, aggiungere lo zucchero, la farina setacciata e la granella di mandorle a piacimento.
Lasciar riposare in frigo per almeno 1 ora e infornare a 180° per 15/20 minuti in forno statico (il tempo di cottura dipende dal forno).

Ricordate che questo tipo di frolla è piuttosto delicata, perciò risulterà più morbida della classica frolla di farina.

Consigli d’uso? 
Consumare sul divano in una giornata grigia e fredda, leggere un buon libro o metter su un film, coprirsi con una morbida coperta e sorseggiare una tisana o una cioccolata calda.

Linguine, canocchie e Romagna

Le canocchie mi fanno sempre pensare alla mia Rimini, al mercato coperto e ai pescherecci sul molo davanti al Bagno Zero.
In 10 anni trascorsi in Romagna, ammetto di non essermi mai abituata troppo al pesce dell’Adriatico; arrivo da isole nel bel mezzo del Mediterraneo e da questa parte dello stivale l’acqua – e di conseguenza il pesce – è più salata.

Le canocchie, che in questa parte di Sardegna chiamiamo cicale di mare, si vendono di solito vive e confesso che la cosa non mi abbia mai entusiasmato troppo.
Ad ogni modo sono buonissime e di certo, una specialità di molti ristoranti che in Riviera servono strozzapreti alle canocchie, accompagnati da un bicchiere di fresco Verdicchio.

Vi propongo una ricetta semplice, ma se anche voi siete della scuola del “il crostaceo si mangia con le mani“, vi consiglio di spuntare antenne e piccole punte di cui è ben dotato il carapace della canocchia.

Le dosi sono per 2 persone, perciò se l’equipaggio è più numeroso, voi moltiplicate:

8 canocchie
1 spicchio d’aglio
olio extra vergine d’oliva
pomodori pachino o ciliegini
peperoncino
prezzemolo fresco
vino bianco per sfumare
sale
200 g di linguine

Mettete a scaldare l’olio in padella, fate dorare l’aglio e aggiungete il peperoncino secondo i vostri gusti.
Versate le canocchie che avrete già pulito, fatele cuocere appena e sfumate con il vino bianco.
In ultimo aggiungete i pomodorini freschi tagliati a spicchi (per il verso lungo).
Intanto fate bollire le linguine e lasciatele indietro un minuto, ultimerete la cottura in padella con il condimento.
Aggiungete il prezzemolo fresco tritato prima di servire.

Cuore di miele, mandorle e arance


Bene, mettetevi comodi, una buona musica in sottofondo a far compagnia e che il lavoro abbia inizio.
Pochissimi ingredienti per un ripieno che stupisce: miele, mandorle, scorze d’arancia.
L’impasto? Solo acqua, farina 00, strutto e zucchero.

Sono i Coros o Coriccheddos nuoresi, conosciuti anche come i dolci della sposa.
Gioielli di rara bellezza che vengono preparati da centinaia di anni da mamme, zie, nonne, madrine in dono alla sposa. Immaginate il lavoro che sta dietro a od ognuno di questi biscotti e moltiplicatelo per cerimonie a cui partecipano anche 200 invitati.

La tradizione vuole che si regalino 9 Coriccheddos alla sposa (o di più nelle famiglie più ricche) e che vengano confezionati in ceste di asfodelo insieme a grano e fiori, come segno di buon auspicio e di un futuro rigoglioso e sereno.

Anche gli invitati che, da un matrimonio sardo non vanno mai via a mani vuote, ricevevano e ricevono ancora oggi, questi dolci come bomboniera.

Ciò che impreziosisce ancora di più il lavoro, è che per la loro realizzazione, sono necessarie delle rotelle taglia-pasta artigianali, s’arrodixedda, che li personalizzano e li rendono unici. Il resto è lasciato all’abilità e alla fantasia di chi li realizza.